LA FAME COME ARMA DI GUERRA

31 gennaio 2018

«La fame mi sta uccidendo». Sono le parole di John, 48 anni, abitante nella contea di Lainya, tra Yei e Juba. La guerra civile ha devastato in particolare quella regione, un tempo fertile, che oggi è una terra desolata con negozi saccheggiati e case abbandonate, e quasi 400.000 persone alla disperata ricerca di cibo

 

Il contesto

Secondo gli ultimi aggiornamenti delle Nazioni Unite relativi all’analisi della sicurezza alimentare, circa 1,25 milioni di persone in Sud Sudan sono sull’orlo della fame. Quasi la metà della popolazione della regione di Central Equatoria – si parla 390.000 persone – sta affrontando una fame estrema. Si tratta di un numero che dovrebbe aumentare in modo significativo nei prossimi mesi.

 

Le testimonianze

I residenti nelle città di Yei e Lainya dicono di vivere in una prigione, e danno la colpa al governo per aver rubato il loro cibo e negato loro l’accesso ai loro campi.

A ottobre, i soldati del governo hanno preso del cibo dalla casa di John, lasciando a lui e ai suoi sette figli niente da mangiare. «Come potevo chiedere ai soldati armati di restituirmi il cibo?» dice.

La nazione più giovane del mondo ha recentemente intrapreso il suo quinto anno di combattimenti. Tra accuse di crimini di guerra e pulizia etnica che hanno ucciso decine di migliaia dal dicembre 2013, la guerra civile ha anche fatto precipitare le tasche del Paese verso la fame.

Anche se la regione dell’Equatoria non è ancora stata dichiarata a livello di carestia, i gruppi di aiuto dicono che la situazione è molto preoccupante. Secondo le testimonianze di operatori e nutrizionisti che operano localmente, si tratta di una situazione umanitaria tra le peggiori al mondo.

 

 

Un Paese in ginocchio

All’inizio della guerra, la regione di Equatoria è rimasta per lo più incolume. Quando sono scoppiati nuovi scontri nella capitale di Juba, nel luglio 2016, i combattimenti si sono diffusi nella zona meridionale, provocando la fuga di 1 milione di persone e creando la crisi dei rifugiati in più rapida crescita al mondo, secondo le Nazioni Unite.

Oggi, la distesa una volta vivace e rigogliosa è diventata una regione fantasma. Sebbene le città siano sotto il controllo del governo, la boscaglia circostante è abitata dai ribelli; i civili rimangono intrappolati nel mezzo, ostaggi dell’insicurezza dilagante.

«Le persone hanno paura di coltivare cibo» confessa John. «Se raccolgono qualcosa e vengono catturati dai soldati del governo, vengono chiamati ribelli e si rischiano guai».

Tra le testimonianze raccolte a Lainya, molte persone raccontano gli arresti e le uccisioni indiscriminate da parte dell’esercito governativo con l’accusa di far parte dei gruppi ribelli. L’esercito nega le accuse, definendola “propaganda negativa”.

Anche se alcuni civili stanno tornando indietro verso Yei e Lainya, le città restano dei gusci svuotati di ciò che erano una volta, con molte persone sull’orlo della fame.

 

(dal quotidiano The Guardian, 10 gennaio 2018)

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