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23 Giugno 2014

MANCATO RISPETTO E TROPPI RITARDI NEL PERCORSO DI PACE IN SUD SUDAN

Questa la denuncia del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan, che venerdì scorso hanno pubblicato un documento, riproposto anche in Italia da MISNA, dove accusano sia il governo che i ribelli, responsabili del conflitto armato cominciato a dicembre, di non fare nulla per raggiungere la pace come previsto dagli accordi sottoscritti dalle parti a maggio.

“Siamo angosciati da questi ritardi – si sottolinea nel documento– perché il nostro popolo continua a soffrire e a morire in un conflitto che impedisce di costruire la nazione”. Nel documento, il Consiglio delle Chiese del Sud Sudan chiede alle parti di “mostrare buona volontà nel porre fine a un conflitto insensato”, ricordando l’impegno per dar vita a un esecutivo di unità nazionale che ponga fine alla controversia.

Un percorso che presenta non poche difficoltà. Il presidente Salva Kiir, parlando ieri al Parlamento, ha sottolineato che l’attuale governo non può essere sciolto perché eletto dal popolo e per questo, l’intesa di principio raggiunta la settimana scorsa sulla nascita di un governo di unità nazionale entro 60 giorni non può portare cambiamenti “bruschi”. A conferma della sua tesi, Kiir ha respinto l’ipotesi di dimettersi. Una posizione dura, che appare come un passo indietro, rispetto ai negoziati di maggio, allora sottoscritti da Kiir.

E intanto, un intero popolo, stretto tra la morsa di un conflitto che ancora una volta non gli appartiene, e le violenze che questo comporta, e una immensa povertà che, senza il motore dello sviluppo e processi di crescita reali e concreti, impediti ancora una volta dalla guerra, vuol dire sempre più fame e condizioni di vita sempre più terribili.

Un popolo che chiede solo una cosa: NON LASCIAMOLI SOLI.

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